Clubhouse: In cosa consiste il nuovo Social in tendenza su App Store?

ABC Blog | News

3 Febbraio 2021

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Clubhouse: Il Social esclusivo

Clubhouse viene descritto sul sito ufficiale come “un nuovo prodotto social basato sulla voce che permette alle persone, ovunque si trovino, di chiacchierare, raccontare storie, sviluppare idee, approfondire amicizie e incontrare nuove persone interessanti in tutto il mondo”.

Sviluppata dall’imprenditore della Silicon Valley Paul Davison e dall’ex impiegato di Google Rohan Seth, l’applicazione ha ricevuto circa 12 milioni di finanziamenti dalla società di venture capital Andreessen Horowitz e già nel mese di maggio è stata valutata attorno ai 100 milioni di dollari. Merito anche delle numerose celebrità statunitensi approdate sul nuovo social: Oprah Winfrey, Drake, Kevin Hart, Chris Rock e altri ancora.

Gli utenti iPhone possono già scaricarlo anche in Italia, ma per il momento questo Social Network è ancora in modalità beta e può essere utilizzato solo da chi riceve un invito tramite qualche conoscente già iscritto. Una volta aperta la app, Clubhouse mostra l’elenco delle conversazioni che stanno avvenendo in quel momento e di quelle programmate in seguito. Ovviamente, è un algoritmo a decidere quali stanze mostrarvi, sulla base del vostro lavoro, degli interessi o delle amicizie che avete stretto all’interno di Clubhouse. Potrete così scegliere se partecipare a discussioni vocali su film, politica, tecnologia, musica o qualunque altro argomento disponibile. Una volta entrati nella conversazione, potete prenotare un vostro intervento o limitarvi ad ascoltare.

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E la Privacy?

L’app non accede alla voce dell’iscritto se la sua impostazione è “in muto”. E i messaggi (tutti criptati) si dissolvono nel momento in cui la stanza si chiude. Con una eccezione: nel caso di violazioni segnalate, gli audio vengono trattenuti per accertarle.

La piattaforma, quindi, ha le sue regole: chi accede deve farlo con il proprio nome e verificare l’identità. L’iscrizione è possibile solo dopo aver compiuto 18 anni e non sono consentiti “abusi, bullismo e molestie nei confronti di nessuna persona o gruppo”. 

Gli utenti non sono tutti uguali: nella stanza si può essere moderatori, speaker o ascoltatori. Al primo spetta il compito di “curare” la conversazione, invitare gli speaker e dare o togliere loro parola, espellere utenti dalla stanza. Gli speaker sono coloro che, come dice la parola stessa, parlano; gli ascoltatori possono assistere e chiedere di intervenire. Tutti (quindi non solo i moderatori) possono segnalare abusi. Seppure violenza e incitamento all’odio siano vietati, le eventuali infrazioni devono sempre passare da una segnalazione. Qualcosa potrebbe sfuggire, anche perché le persone che frequentano una stanza tendono ad avere interessi comuni. Contenuti offensivi, quindi, potrebbero passare sotto silenzio perché approvati dal gruppo che li genera.   

Tempi e modi dell’indagine, peraltro, sono ristretti. Si può sempre fare una segnalazione, ma è più efficace se in tempo reale (visto che dopo aver chiuso la stanza Clubhouse cancella gli audio). Nel caso in cui l’indagine interna desse esito positivo, la piattaforma prevede una serie di provvedimenti, che vanno dall’ammonimento alla sospensione, fino all’espulsione e alla segnalazione alle forze dell’ordine.

Le prime problematiche

Anche Clubhouse però, sta facendo i conti con i soliti (gravi) problemi a cui ogni social network va inevitabilmente incontro. Uno tra questi, è stato sollevato da Carola Frediani, esperta di cybersecurity, la quale ha spiegato nella sua newsletter Guerre di rete che, dato che Clubhouse chiede in modo molto insistente di avere accesso alla rubrica del telefono di chi la usa, secondo il garante per la protezione dei dati di Amburgo non soddisferebbe i requisiti del Regolamento europeo sulla privacy (GDPR).

Un altro limite è la moderazione. Chi crea una stanza ne è moderatore e può dare e togliere la parola ad altri partecipanti, ma non c’è modo di evitare che vengano create stanze in cui si diffondono informazioni false o messaggi d’odio. Dell’argomento si è occupata l’edizione americana di Vanity Fair a dicembre, dopo che in una stanza in cui si parlava di attentati terroristici a Parigi un utente aveva fatto affermazioni poco fondate o discutibili sulle persone di religione musulmana. Un altro utente che ha usato Clubhouse per dire cose antisemite e razziste è stato invece bandito dal social network. Al momento però non è chiaro se i fondatori della piattaforma abbiano un piano per moderare maggiormente le conversazioni.

Cosa succederà quando gli attuali 600mila utenti diventeranno (potenzialmente) decine o centinaia di milioni? Proprio questa potrebbe essere la ragione per cui, ancora oggi, non si sa quando Clubhouse uscirà dalla modalità beta: come dichiarato dagli stessi sviluppatori, non solo vogliono costruire gradualmente la comunità, ma anche essere sicuri di saper gestire un numero molto più elevato di iscritti. 


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